Che i Moon Duo offrano una versione pop-friendly del rock psichedelico è ormai un dato assodato, infatti col passar del tempo le citazioni di Doors e Velvet Underground hanno lasciato spazio a tribolazioni elettroniche anni 80 e 90, incrociando il gothic-rock di Cure e Siouxsie And The Banshees e la psichedelia shoegaze degli Spiritualized.
Completato il processo di normalizzazione, la band americana si ripresenta con un ambizioso progetto in due volumi (che rappresentano lo yin e lo yang), ispirato dalla letteratura fantasy e mistica di autori come Manly Palmer Hall e John Crowley.
“Occult Architecture Vol 1” non rivoluziona l’assetto strutturale e lirico della formazione di San Francisco, il trip lisergico e ossessivamente ipnotico non offre mutazioni o rinnovamenti, concentrando maggiormente l’attenzione su scale ritmiche possenti ed epiche.
Il nuovo disco dei Moon Duo è senza alcun dubbio il più ispirato dai tempi di “Mazes”, l’apparente monotonia della voce suona di nuovo catartica, i synth volteggiano in spazi più ampi e le drum machine si destreggiano con classe tra passato e presente.
Il biglietto da visita è un’accattivante mistura di elettronica, kraut e psichedelia in stile Suicide (“The Death”), replicata ben presto da una più selvaggia ed energica “Creepin’”, che non sfigurerebbe in un album degli Strokes.
All’esile “Will Of The Devil” i Moon Duo affidano la melodia meno memorabile del lotto, lasciando ai dieci minuti dell’allucinato post-punk di “White Rose” il riscatto creativo, mentre l’elettronica si tinge di scuro nell’affascinante “Cold Fear” per poi sconvolgere i piani e librarsi in un furioso synth-rock (“Cross-Town Fade”), dove per un momento sembra materializzarsi il fantasma di Jaki Liebezeit dei Can.
L’effetto deja-vu resta la maggior fonte d’appeal di “Occult Architecture Vol 1”, un album a tratti ripetitivo e volutamente monotono, ma non privo di un discreto fascino.
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08/02/2017
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.