Dopo un’attività recente soprattutto di reinterpretazioni, che nonostante tutto le hanno portato fortuna (ad esempio, la sua cover di “Halo” di Beyoncé è comparsa nella colonna sonora di “The Young Pope“), Anna-Lynne Williams dà voce a una nuova serie di brani autografi, una raccolta di lullaby opalescenti e diafane, ammantate del bianco della suadente voce della Williams.
Si tratta di un album nucleare e indifeso come un fiocco di neve, del tutto fuori luogo al di là del suo ambiente, quello del sentimento angusto e anche patetico, che però fa comunque parte di sé, della malinconia. “Off White” la celebra, senza lesinare sugli arrangiamenti, dal gusto purtroppo spesso un po’ didascalico (l’organo sintetico della title track, ad esempio).
Sul piano della scrittura, le canzoni di “Off White” non mancano di identità melodica (buona ad esempio “In Glass”, che ricorda una più acerba Kesang Marstrand), ma spesso la dispensano senza generosità, innestando coretti e blandi intermezzi strumentali sul giro d’accordi di fondo (“Eight Ball”, i gorgheggi Fraser-iani di “Go To Sleep Now”), lasciando trapelare una freddezza di fondo, un’angustia intellettuale da arte di maniera (“Have You Sailed Home”). Con l’andare degli ascolti si fa sentire inoltre, anche se secondaria, la cronica mancanza di personalità delle canzoni, quasi sempre riflesso di altri (la Chantal Acda di “Another Moon”, per esempio).
Nonostante le interpretazioni dolenti e ninfesche di Anna-Lynne, “Off White” suona generalmente troppo semplice e patinato per emozionare; insomma, non è un album di grande verve cantautorale, semmai si tratta di un buon disco di melodie di folk-pop al femminile, che fanno del loro carattere effimero anche parte del loro fascino.
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27/09/2017
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.