Il master of ceremonies della New Jersey underground e ultra-rumorosa, Will “Dalek” Brooks, perso, dopo Still, anche Oktopus all’indomani di “Gutter Tactics” (2009), si stringe ancora una volta ai nuovi compagni d’avventure, DJ Rek e Mike Manteca, in una nuova edizione della line-up – già rodata nel predecessore “Asphalt For Eden” (2016) – per ufficializzare la rentrée, “Endangered Philosopdies”.
L’intellighenzia dei tre partorisce numeri ancora potenti, come “Echoes Of…”, un battito notevolmente rallentato, un’introversione nebbiosa, gli scratch scolpiti sotto la cortina di rumore: un buon esempio di quello che si potrebbe etichettare come noise-doom. Pur mancante di spinta, “Few Understand” suona come un verace j’accuse alla massa ignorante punteggiato di dissonanze petulanti alla Public Enemy. Nuovo piccolo classico, “A Collective Cancelled Thought” è un minuto di predica rabbiosa (per loro tipicamente distopica) racchiuso in una lunga, sofferta cavalcata elettroacustica.
Sfilano poi numeri depressi e minori, una quieta psichedelia ambientale (“Battlecries”, “Weapons”, “Sacrifice”), accoppiata nel mucchio a forme disarmoniche ma fondamentalmente riappacificate con la tonalità e a tratti persino con la melodia (“Beyond The Madness”, “The Son Of Immigrants”), al massimo procedendo per un assemblaggio di ambient cupo e un andazzo che paga pegno alle radici loro old-school (“Nothing Stays Permanent), fino a sfiorare la ballata soul (“Numb”). Non c’è dubbio che lo storico assalto cacofonico sia qui tentennante e trattenuto, a volte trasognato, pure inquinato di pompa.
Se al settimo album (ottavo contando la mega-traccia “Untitled”, 2010) un complesso arguto e sempre sul pezzo come questo comincia a suonare abbarbicato a sé stesso, e appena più imborghesito, non è un dramma. Temi sociali e musica escono ancora dirompenti, ma stavolta ai tre riesce meglio il montaggio sonoro più che il sabotaggio arrembante. Pochi agganci al fronte dell’avanguardia, perché manca un producer spericolato, e allora c’è una schizofrenia: parole esageratamente evidenziate da una parte, cura di designer dall’altra. Ritorno a casa Ipecac, e si sente.
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12/11/2017
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.