La collaboration con Colin Stetson ha finalmente sdoganato il profilo stilistico di Sarah Neufeld. Il richiamo al suo passato con gli Arcade Fire non è più l’unico punto di referimento per i critici e per gli appassionati delle sue divagazioni musicali a base di violino, voce e synth. “The Ridge” gode infatti di tutte quelle attenzioni che furono negate a “Hero Brother”, un esordio fragile ed evanescente, dotato di una forza espressiva notevole, caratterizzata da una malinconia quasi solare.
Il fascino del nuovo progetto di Neufeld è strettamente connesso all’attrazione subliminale del violino, oggetto fisico di divagazioni tecniche e armoniche spesso prive di una linea guida ben definita.
“The Ridge” privilegia il virtuosismo strumentale, dando vita a un album discontinuo e indisponente. La title track, ad esempio, con il suo mix di Vivaldi e pop-rock stile Arcade Fire crolla inesorabilmente in un patchwork alla Vanessa Mae, mentre il delicato folk-ambient di “They All Came Down” ripercorre sentieri familiari e quasi mainstream (Enya, Loreena McKennitt) senza avere lo spessore melodico adatto.
Non mancano ovviamente delle piccole perle, come la magica e ambigua “The Glow”, enigmatica ballata elettronica sostenuta da un brioso pizzicato di violino, mentre tra le performance impreziosite dalla presenza della guest star Colin Stetson si segnala l’incalzante longue-folk di “Chase The Bright And Burning”, una perfetta colonna sonora per un film post-apocalittico.
Il tono generale di “The Ridge” resta comunque interessante, soprattutto quando Neufeld estrae dal suo strumento improbabili e inediti soluzioni armoniche, inseguendo in parte la tecnica pluriarmonica dell’amico Stetson: le ibridazioni stilistiche di “A Long Awaited Scar”, “We’ve Got a Lot” e “From Your Animal” assumono in tal guisa una valenza creativa ben maggiore del loro incerto fascino epidermico.
Chi è stato folgorato dall’ottimo “Never Were The Way She Was” difficilmente ritroverà in “The Ridge” la stessa forza creativa e innovativa, ma resta difficile negare a Sarah Neufeld una buona dose di buon gusto e sensibilità artistica, quella che riaffiora nella conclusiva “Where The Light Comes In”, rinfocolando la speranza di un futuro più luminoso e convincente.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
03/04/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.