PETRINA - Be Blind

2016 (Ala bianca)
avant-pop-rock, songwriter

Dopo i due portentosi “In Doma” (2009) e l’appena inferiore “Petrina” (2013), la multistrumentista, multidisciplinare cantautrice e compositrice Debora Petrina si concede anche la vestina d’interprete per “Roses Of The Day” (2015), un album di cover acustiche ma eseguito e confezionato con la consueta classe. Coerentemente con la sua poetica, l’autrice rilegge e fa convivere Piero Ciampi, Nick Drake, Morton Feldman, Eurythmics e altri, con un uso variopinto di tecniche al pianoforte: “inside piano” e piano preparato, ostinato minimalisti e legato classicheggianti.

“Be Blind” riaccelera nuovamente tutto. Dapprima, l’introduzione electro di “November 10th” dischiude una progressione che culmina in uno sfacelo di tastiere e un coro monastico, poi il pianoforte psicanalitico di “Wild Boar” dischiude un ritornello contagioso, su archi ondeggianti e boccacce che tendono a dilaniarlo: sono i suoi “usuali” arrangiamenti mutanti.

Ciò che davvero dissolve i fantasmini pop dell’album predecessore è la progressione che fa da cuore all’opera. “Supercharged Machine”, la canzone più violenta della sua carriera (fa convivere corse cosmiche a svirgole funk), e il rigurgito post-hard-rock di “Miles” (che cita i Laika e tutte le loro gragnuole di beat e sincopi), si specchiano così in “Paper Debris”, una delle sue più libere e deliranti, una cantilena di dissonanze quasi free-form e un buon esempio di fatalismo in forma-canzone, e con la tiritera distorta mista a ballad da camera di “Frog Song”. È una sequenza al cardiopalma, per intensità e febbrilità.

Primo disco scritto e cantato interamente in inglese per l’artista-folletto padovana, che dunque espande e razionalizza gli stimoli babelici delle opere precedenti. Un fatto, questo, che l’accosta giocoforza al novero delle colleghe internazionali, e – rovescio della medaglia – l’appiattisce nel mucchio (refrain fiacchetti come “The War You Don’t See” lo confermerebbero). E invece queste canzoni che partono dai sussurri e arrivano al (lirico) grido di guerra, e designano un concept che fa leva su sinestesia e principio di non contraddizione, sono una pietra angolare del cantautorato degli anni 10. Fosse un mini-album, sfiorerebbe la perfezione. Squadra al solito affiatata, con sezione trombe (Leonardo Ardillica), percussioni (Andrea Davi), e il cameo degli OoopopoiooO in “Wild Boar” (il violino di Valeria Sturba e i latrati di Vincenzo Vasi).

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26/04/2016

This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. November 10th
  2. 2. Wild Boar
  3. 3. Supercharged Machine
  4. 4. Paper Debris
  5. 5. Miles
  6. 6. I Like
  7. 7. Frog Song
  8. 8. Broken Embraces
  9. 9. The War You Don't See
  10. 10. The Loony

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