Prima c’erano i Tame Impala; poi è venuto Nicholas Allbrook; poi i Pond; e ora tocca di nuovo a Nicholas Allbrook. Per una volta, però, non si tratta di un rebranding della stessa cosa: “Pure Gardiya” è la prima vera deviazione del talento australiano, e suo primo vero lavoro cantautorale.
Echi di Bowie (“Advance”) e Waits (“Billy Leary”, “Blow Up Saxophone”), rutilanti tirate newyorkesi, tra Walkmen e VU (“A Fool There Was”), lullaby orientaleggianti (“Karrakatta Cemetery”) costruiscono un prodotto artistico che rimane caleidoscopico pur perdendo colore, in un suggestivo sogno monocromatico.
La capacità mimetica di Allbrook rimane così il vero punto di forza di “Pure Gardiya”, che qui non si nasconde dietro l’estetica nu-psych ma, pur minimizzando la strumentazione, si lascia andare nelle interpretazioni e nelle atmosfere, dando una sensazione di estrema profondità e immersività al disco, sfruttando anche l’elettronica per dare una sua interpretazione (un po’ alla M Ward) del folk contemporaneo in “Piramides And Cranes”.
Un lavoro interessante ma, purtroppo, privo di brani davvero significativi.
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11/06/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.