Sulle forme libere della musica contemporanea, lo sappiamo, diventa tanto più inutile discettare quanto invece necessario ascoltare. A riguardo si possono comunque fare considerazioni generiche sullo stato dell’arte, sulle pratiche condivise e sull’incidenza di ciascuna espressione in un ipotetico atlante di linguaggi sonori del presente.
È ciò che fa per sommi capi Ken Vandermark, nelle note di copertina a corredo del nuovo album collaborativo di Mats Gustafsson e Christof Kurzmann: protagonisti ben diversi nel terreno comune dell’avanguardia, che vanno a ricercare un punto d’incontro proprio a partire dall’accostamento spontaneo delle rispettive ricerche.
Le tracce di “Falling And 5 Other Failings” sono sedimenti di improvvisazioni registrate nello studio viennese di Martin Siewert: se in principio si trattava di sessioni creative su strumenti e tecniche già collaudate, esse sono a loro volta diventate pagine non scritte da affinare e reincidere, seguendone l’esile struttura emersa precedentemente.
La poesia cantata di Kurzmann poggia il basamento concettuale dell’opera nell’assonanza che hanno in lingua inglese i verbi “cadere” e “sbagliare”, interrogandoci sulla loro presunta affinità semantica. Le modificazioni in diretta della sua voce vengono controllate per mezzo del software di processamento “PPOOLL”, messo a punto e perfezionato da Klaus Filip e Arnold Haberl.
Falling
Why fighting your way out
When the falling has entered your mind […]
When the falling has stopped it’s failing
Il vulcanico Gustafsson si dedica con la stessa sensibilità a plasmare microsuoni e linee acute (o prossime all’afonia) con diversi sax – dall’eleganza vintage dello slide a baritono e basso – oppure interviene con altre fonti di live electronics, mettendo complessivamente in luce un aspetto meno conosciuto ma parimenti costante nella sua ipertrofica sperimentazione.
Idioma e sentimento, significante e significato convergono in una fragilità e un disorientamento profondi, un senso di disagio intangibile che è causa ed effetto di un avanzare a tentoni, dentro a un buio che è anzitutto interiore.
Ogni gesto artistico di questo tipo è, in maniera del tutto particolare, un atto di resistenza al pensiero comune, alla soluzione meno impegnativa o scomoda, all’utopia della finitezza. In un’ottica prettamente ideologica, questi curiosi “fallimenti” musicali sono (ancora con Vandermark) “inni astratti per la sinistra mentre andiamo incontro all’avanzata della destra”: sentenza che oggi, a poche ore dalla vittoria schiacciante di Trump su Ms. Clinton, assume una valenza inedita e costituisce uno sprone a reinventare ogni cosa.
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11/11/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Palozzo, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.