Sale di livello la proposta dei Galleons, band di Brighton cresciuta sulle ceneri del Wilkommen Collective e giunta al terzo disco, dopo essersi fatta conoscere con un paio di dischi piuttosto ispirati, caratterizzati da freschezza melodica ed eleganza formale.
“The Hidden Colour” è probabilmente il disco con cui vogliono presentarsi come qualcosa di più di un progetto artigianale, cresciuto nel tempo libero: il suono è più pieno, gli arrangiamenti solleticano illusioni di grandezza, certi passaggi si rivelano più ambiziosi rispetto al quadretto tutto sommato prevedibile e domestico dei lavori precedenti.
Il cambiamento è accennato e per niente invasivo, forse scaturito semplicemente dai maggiori mezzi investiti nella registrazione, avvenuta anche grazie a una campagna di crowdfunding. Chi conosce i Galleons, sul piano della scrittura, non avrà, nel bene e nel male, molte sorprese: sono tutte, riconoscibilissime canzoni di Ben Brockett, con qualche velleità “rock” in più (l’assolo anni Settanta e un po’ melò di “Tattered Wings”, le giravolte jazzy e blues di “Falling Skies”, il power-pop di “Joan Of Arc”), ma sempre con quel pensoso tenore cameristico, quella scrittura ariosa a far da canovaccio (“The Light Thief”).
Tutto sommato, però, nonostante l’investimento, “The Hidden Colour” contiene poco di più di un abbellimento di canzoni vagamente già sentite, e in questo senso, nonostante sia gradevole, non può essere la vera consacrazione dei Galleons.
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10/05/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.