Trecento copie in vinile per questo ritorno di Tara Burke, una delle principali sacerdotesse di quel free-folk che alcuni anni fa ebbe modo di regalarci dischi di un certo spessore, tra cui proprio quel “Kobold Moon” che della musicista americana resta vetta insuperata.
“Immured” è opera che arriva dopo ben sei anni di pausa e ci riconsegna un’artista purtroppo poco ispirata, appiattita su soluzioni manieriste che solo attraverso brevissime illuminazioni rendono giustizia a una carriera di tutto rispetto. Le influenze del minimalismo, della musica medievale e rinascimentale, come ricordano anche le note di pubblicazione, restano il baricentro attorno cui Fursaxa imbastisce partiture fragili e sfuggenti, sospese tra l’incanto di un’eternità tutta interiore (“Ancient Anodyne”, “Triptych”), la ricerca di un flusso sonoro di inesprimibile magia (“Concertina”) e stratificazioni di voci che si rimpallano arcani da profondità abissali (“Outside The Cloister Walls”).
Il contrasto tra luce ed ombra, che è alla base dell’immagine di copertina, resta elemento fondante di una musica che risale evidentemente fino alla sorgente dell’indimenticata Nico, producendosi in soluzioni che, ad esempio nell’accoppiata “Yksi”/” Troglodytes”, eludono il sentiero di una drone music fine a se stessa, per ricercare squilibri e suggerire sfumature di mondi ulteriori, anche se l’eccessiva monoliticità del tutto finisce per vanificare gli sforzi.
Altrove, invece, emergono echi di rituali primordiali (“Standing Stone”), i fantasmi vocali diventano sempre più spettrali (“Sardonyx”) e il free-folk si trasforma in radiazione ultravioletta, sostituendo l’incanto con una buona dose di angoscia senza fine (“Serpents Twisted”). Ma sono tratteggi appena sufficienti, lontani dai momenti migliori della Nostra.
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31/03/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.