Joe Galarraga (voce), Amar Lal (chitarre), Carlos Salguero Jr (basso) e Brendan Finn (batteria) all’alba del decennio in corso unirono le forze in quel di New York, nel 2014 concretizzarono i propri sforzi dando alle stampe l’acclamato esordio “Eighteen Hours Of Static“. Nei successivi due anni hanno lavorato sodo per far girare il nome e concepire un seguito in grado di realizzare le altissime aspettative che si erano create attorno a loro.
“Before A Million Universes” è il secondo capitolo della storia dei Big Ups, il contenitore nel quale in tredici tracce nuove di zecca viene frullato il post-hardcore dei Fugazi, la rabbia senza fine dei Nirvana, l’incorruttibilità degli Shellac e la follia dei Jesus Lizard.
Il gioco al massacro, fatto di bombe nucleari lanciate sull’ascoltatore (ascoltare per credere la doppietta iniziale “Contain Myself”/ “Capitalized”) e di inni da stadio simil-punk (“Proximity Effect”), funziona che è una meraviglia, ma anche quando giocano di fino, rallentando i tempi (“Meet Where We Are”, “So Much You”), i newyorkesi mantengono sempre altissima la tensione.
Ritmiche granitiche, dissonanze chitarristiche, voce a tratti isterica, esplosioni di rabbia pronte a sorprendere l’ascoltatore in qualsiasi momento, tutto concentrato in quarantadue minuti densi, compiuti ed efficacissimi.
L’eccitazione che scaturisce dall’ascolto di questi suoni (passatisti, secondo i detrattori) è la medesima che segue la visione delle vicende vintage rock narrate in “Vinyl”: ma in nessuno dei due casi si tratta di nostalgia, è semmai l’apprezzamento nei confronti di opere ben fatte che, oltre a risvegliare piacevoli sensazioni legate al passato, meritano di essere seguite e apprezzate.
“Before A Million Universes” è il difficile ma riuscito secondo atto di una formazione che ha parecchie frecce al proprio arco, ed è la straripante conferma di quanto, a pari merito con Metz (in area post-grunge) e Nothing (sul versante shoegaze), i Big Ups siano la più incandescente novità alternativa del nuovo millennio.
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01/03/2016
This article is an English translation of the original Italian text by Claudio Lancia, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.