Purtroppo non tutto l’album è all’altezza di questo ispirato acquerello: alcuni passaggi, sebbene puntellati da innesti pregevoli (i fiati di “The Knower”), mancano di mordente (“Rotten Human”, “Again”), nonostante concettualmente questo sia senza dubbio il suo lavoro più “intimo”.
Spogliata dell’alone lo-fi dell’esordio e della componente psichedelica del secondo disco, la musica di questo giovane artista giunge all’ascoltatore nella sua forma più diretta e “cantautorale”.
Belle le due parentesi strumentali (ambient-music sospesa tra neo-classico e droni) e l’emozionante ballad “Kerry”, che dimostra quanto possa essere ancora più efficace la voce di Powers quando non ricorre al falsetto.
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29/10/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Pagani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.