Quando cinque anni fa esordì, a nome Twin Shadow, con “Forget”, in tanti applaudirono quel perfetto connubio tra delicatezze indie e nevrosi new wave, ironizzando però su come la sua fisicità grossolana e non proprio avvenente stonasse un po’ in quel contesto musicale così raffinato. Un attore porno di bassa lega che si strugge come Morrissey fu l’ironica e frettolosa descrizione del personaggio che spesso si lesse in giro. Due anni dopo, il primo cambiamento: look più curato, comunque vintage, da sexy rocker (“ma non se lo può permettere!”) in sella alla sua motocicletta per presentare un sottovalutato secondo album in cui ci faceva capire che degli anni 80 lui preferiva forse l’adolescenziale emotività di certe colonne sonore hollywodiane.
Certo, le fascinazioni ottantine non mancano nemmeno stavolta (“When The Lights Turn Out” farebbe gola ai Killers migliori) e raggiungono il culmine nella già edita “To The Top”, che potrebbe essere stata prodotta a metà di quel decennio per i Simple Minds o Peter Gabriel. E l’ex-Genesis sembra essere diventato il nuovo principale riferimento (altro che Smiths!) per Twin Shadow, e non soltanto vocalmente. Per rendersene conto basta addentrarsi nelle vischiose sonorità trip-hop della sensuale “Turn Me Up” e di “I’m Ready”, coi suoi tribali vocalizzi, o assecondarlo quando, nella meno oscura e più fragile “Alone”, si illude di trovare in Lily Elise (reduce dal talent “The Voice”) la sua Kate Bush.
Ma là fuori, oggi, ci sarà davvero qualcuno disposto ad ascoltare e apprezzare uno così? Non fosse altro per il coraggio di una proposta così controcorrente e di una virata così radicale, c’è da augurarsi di sì.
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15/03/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Stefano Fiori, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.