Giudicare un nuovo album di Kristian Matsson è più complicato di quello che si immagina in partenza. Svanito l’”effetto sorpresa” delle sue composizioni emozionanti, volitive, rimane sempre il dubbio, da qualche parte in fondo alla testa: ma queste canzoni non le ho già sentite?
Il flebile tentativo di arricchire i propri arrangiamenti, inevitabile dopo tre Lp suonati sostanzialmente chitarra e voce senza produzione, non cancella questa sensazione, ma ha comunque il pregio di dare respiro alla scrittura dello svedese, lasciando spazio a reintepretazioni più impressionistiche della sua musica (la title track), diminuendo l’effetto ormai claustrofobico dei suoi pezzi.
Così questo “Dark Bird Is Home” è stato introdotto dal brano più prodotto e arrangiato della carriera di The Tallest Man On Earth, “Sagres”, il cui elemento più forte è appunto il tema d’archi, che si sostituisce a tutti gli effetti al ritornello del pezzo, per il resto di certo lontano dall’esuberanza melodica ed espressiva dei brani di Matsson.
Una carica sensuale che forse non è più nelle sue corde: se non fosse per la voce inconfondibile, una “Timothy” sembra più vicina all’epico romanticismo Midwest di “Ghosts Of The Great Highway” che al minaccioso “giardiniere” di “Shallow Grave”, mentre “Darkness Of The Dream” assume una sfumatura Springsteen-iana, coi suoi cori appena accennati, la forte impronta ritmica, pianoforte, sax e un vago assolo elettrico.
It remains an album that, as always, if taken independently from Matsson's previous career, is still proof of an uncommon talent for melody and songcraft (“Little Nowhere Towns” is his finest piano piece); yet it remains a record interchangeable in form and substance with any other the Swede has released, and hardly preferable to all of them. That's no reason to stop loving it, but it is reason to hope he finds some further motivation beyond mere sonic decoration.
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06/05/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.