GNOD - Infinity Machines

2015 (Rocket recordings)
experimental rock, psychedelia

Le ambizioni degli inglesi Gnod si spingono al limite nei due volumi (tre nell’edizione vinilica) di “Infinity Machines”, opera che in quasi due ore di durata dà fondo alle varie influenze della band.

Una landa aliena è quella che ci si para innanzi a cominciare da “Control Systems”, che in oltre diciassette minuti passa in rassegna battiti electro-industriali, spoken word disegnate nel buio, epici solo di sax che ora serpeggiano in metropolitan mood, ora graffiano la volta del cielo con ruvido tormento. In coda, il brano procede in lenta deformazione verso il silenzio. Il disco si prende il suo tempo per imbastire scenari mutanti, certo lasciando correre un po’ troppo il minutaggio, ma comunque riservandoci momenti di un certo interesse.

Si diceva del silenzio: questi Gnod lo scolpiscono con tutta una serie di sfregi, ferite elettroacustiche, sismi ritmici, lasciandolo quindi risuonare nel suo stesso iperbolico spalancarsi.

E’ una post-psichedelia enigmatica, che traduce le tensioni e lo smarrimento dell’uomo dinanzi all’evo post-industriale. Uno smarrimento che proprio il sax di David McLean ha il compito di rendere immediatamente intelligibile, traducendolo, all’occorrenza, anche in droniche nebulose che, da parte a parte, segnano i confini dello spazio d’ascolto (“Inevitable Collateral”).

Il disco perde un po’ di mordente quando le soluzioni diventano più semplicistiche (un difetto che la lunga durata rende impietosamente più manifesto), come nel caso di “Importance Of Downtime” (un’oscura dissertazione per synth e increspature ritmiche alla John Carpenter), dei beat minimalisti in progressione cinematica di “Spinal Fluid” o delle comunque più interessanti “White Privileged Wank” (ennesimo mastodonte – quasi diciannove minuti! – che cresce lentamente assestandosi su un midtempo pantagruelico che incrocia modulazioni stridenti e caotiche) e “Desire”, in pratica una versione minimale e vagamente freak dei Nine Inch Nails.

Poi, a sorpresa, arriva il delirante jazzcore di “Breaking The Hex” (con McLean nelle sue esternazioni più free!), prima che il brano eponimo chiuda il cerchio tornando ai toni contemplativi dell’inizio, imbastendo una dolente elegia jazz-wave che sa di testamento prima della catastrofe finale.

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21/05/2015

This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. Cd 1
  2. 1. Control Systems
  3. 2. Inevitable Collateral
  4. 3. Desire
  5. 4. Importance Of Downtime
  6. Cd 2
  7. 1. White Privileged Wank
  8. 2. Spinal Fluid
  9. 3. Breaking The Hex
  10. 4. Infinity Machines

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