Sentire di nuovo la voce di Alela Diane dopo un disco come “About Farewell”, da molti riconosciuto come il degno erede di “Blue” (dai contorni forse meno lirici ma più direttamente strazianti, un marchio a fuoco impresso nell’ascoltatore), è di per sé una promessa allettante. È questo un po’ il pericolo nell’approccio a questa collaborazione con Ryan Francesconi, musicista di Portland, celebre per l’arrangiamento di “Have One On Me”: quello di sentire risuonare le corde di un altro disco, le melodie vocali di altre canzoni.
Invece, quelle di questo “Cold Moon” sono nate dalla chitarra di Ryan e dalla penna e dalla voce di Alela, che ha costruito testi e voce solo dopo aver ricevuto un “pacchetto” di composizioni di convoluto classicismo, con arpeggi e armonie che si rincorrono come scappando dai propri antenati, dal chitarrista di Portland.
Forse anche per questa genesi un po’ forzata, manca però un cuore ai brani del disco, aggrappato a un’idea di folk che va dal classicismo appalachiano alle forme notturne, come di ombre proiettate dal fuoco sulle rocce, del Laurel Canyon.
Alela si limita così a disegnare mantra affascinanti solo sulla carta, sulla scia di una fredda estetica “ambientale” (“Shapeless”, “No Thought Of Leaving”), trovando solo in “Quiet Corner”, se non l’ispirazione nel testo, qualche slancio melodico ed emotivo degno di nota.
In generale, comunque, prevale l’impressione di un incastro mal riuscito, perlomeno se non si apprezza la scrittura fondamentalmente amelodica e impressionistica di Francesconi, che spinge la Diane in impervie ed estenuanti tirate (“Migration”).
Come ha dimostrato in “About Farewell”, dedicato appunto all’abbandono di un marito (ma anche di un soffocante contorno artistico composto appunto dal marito e dal padre), Alela non ha certo bisogno di stampelle artistiche.
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21/10/2015
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.