Cinque minuti di sirene, clacson e ambulanze. Così inizia “Black Light Spiral”, album d’esordio di Jack Dunning aka Untold sulla sua Hemlock Recordings. Cinque minuti densi e oscuri, preludio di un album altrettanto enigmatico e difficilmente identificabile.
Techno, industrial, post-Dubstep e reminiscenze jungle, il tutto amalgamato e rigurgitato nelle orecchie dell’ascoltatore che rimane irrimediabilmente stordito e confuso da una così manifesta brutalità.
Se proprio si vuole cercare un riferimento, “Black Light Spiral” segue le orme dei 3 Ep “Change In A Dynamic Enviroment” del 2012, amplificando la matassa con una maggiore concentrazione. Le otto tracce opprimono e alienano. I bassi che pulsano costantemente in sottofondo appaiono perennemente minacciosi. “Hobthrush” e “Strange Dreams” sono vere e proprie cavalcate techno-industrial, e strizzano l’occhio all’ultimo Perc; così come “Doubles” non è nient’altro che techno groove martellante. Al contrario, “Drop It On The One” è una lunga e sofferta attesa per quel drop che non arriverà mai. Segue la vetta assoluta del disco, “Sing A Love Song”, sorta di serenata post-apocalittica per cani randagi. Quaranta minuti di pura claustrofobia.
Insomma, Untold è uno che ci sa fare e che soprattutto non ama ripetersi. E’ sulla scena, come produttore, già dalla metà degli anni 90 e ha vissuto in pieno la scena jungle e post-hardcore. Solo nel 2008 fonda la sua propria label, Hemlock Recordings, nata in pieno periodo Dubstep, ma da subito impostata come etichetta marginale, connettendo vari stili musicali e usando il dubstep soltanto come collante. L’esordio lo rende uno dei nomi caldi di questo inizio 2014 e un artista assolutamente da tenere d’occhio.
La primavera è alle porte. Non lasciamola entrare, questa è musica per giornate grigie e piovose.
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26/03/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Alessandro Castagna, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.