Non mancano nemmeno momenti di grande lucidità pop (“Kiss Me Again”) e stilettate a cavallo tra post-punk e dark-wave (“Face Of God”), ma l’impressione è che questa volta i Drums si siano adagiati troppo, cercando di replicare ossessivamente, ma con minore fortuna, la formula vincente che li aveva fatti apprezzare in passato.
Insomma, i Drums hanno dato ai fan ciò che i fan volevano: melodie immediate, beat incalzanti, handclapping a oltranza. Tutto molto bello, ma già ampiamente sentito.
In alcuni frangenti, la band sembra anche volersi scrollare di dosso quella patina dorata e artificiosa che la ricopre, azzardando ritmiche al limite del punk per sonorità lo-fi e ritmo. Ma è come se non ne fosse pienamente convinta: manca la rabbia, nonostante testi non certo positivi, e tutto finisce con il perdersi nella spesso eccessiva durata dei brani.
In sintesi: un disco che si fa ascoltare bene, ma che alla fine si lascia poco alle spalle, se non una manciata di canzoni.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
21/10/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Mattia Villa, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.