È con una svolta elettrica groovy che Sean Rowe, il cantautore americano giunto alla ribalta della Anti ormai in età attempata – tanto che nel frattempo si era già costruito una carriera da esperto di sopravvivenza in ambiente naturale – si distanzia con successo dall’ombra del suo personaggio musicale, oppresso dalla sua voce magnetica e da un tono, a seguire, forzatamente dolente, una sorta di growl rustico.
In “Madman” si respira invece un’aria gigioneggiante e Springsteen-iana, con il soul corale della title track e della divertente “Desiree” e il blues con sprazzi War On Drugs di “The Real Thing”, che costituiscono le variazioni più evidenti ma non più significative del diverso piglio, rispetto al passato, delle tracce acustiche (la più fresca “Spiritual Leather”).
Rimangono inevitabili ma più “pennellate” le ballate alla “Closing Time” come “The Drive”, che ricorda interpreti più giovani come Night Beds, ma “Madman” rimane comunque una testimonianza di inaspettata vitalità artistica per Rowe.
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05/09/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.