Due assi dell’olimpo del rock tedesco, la mente elettronica dei Faust, Joachim Irmler (ormai anche affermato produttore), e Jaki Liebezeit, mitico batterista dei Can (e successivamente fondatore della Phantom Band), s’incontrano per l’album collaborativo “Flut”.
Tecnicamente l’impianto dell’album è affascinante, non solo per l’importanza dei nomi coinvolti ma anche e soprattutto per il loro assetto da estremi contrapposti: Liebezeit, la costante, si limita a un tam-tam a mani nude, mentre Irmler, la variabile indipendente, si sfoga in esorbitanti florilegi all’organo (spesso in distorsione).
Questa rigida ripartizione partorisce l’improvvisazione psichedelica-equatoriale di “Amalgam”, ribollente di cascate e arcobaleni bachiani, forse un po’ troppo allungata. Le poche variazioni, come la batteria elettronica in “Ein Perfektes Paar”, un’autoparodia del genio di uomo-macchina che fu Liebezeit nei suoi giorni migliori, o il sostrato arpeggiato alla Jean-Michel Jarre nei dieci minuti di “Sempiternity”, tendono però a suonare fuori luogo.
Un gelido saggio in bilico tra pose da kosmische senile e new age minimale, diretto da un sottotesto improvvisato e quasi-jazz che male si accorda con il meccanico schema a pattern, da sempre marchio di fabbrica della musica teutonica. Liebezeit, anche talent-scout per Robert Coyne in “Obscure Department” (2013) e Irmler a rischio macchietta. Prodotto al Faust Studio.
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22/09/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.