Un altro viaggio in una psiche tormentata (in questo caso dalla campagna inglese in inverno, a quanto pare) rappresenta il contenuto del seguito di “I Predict A Graceful Expulsion”: un altro titolo un po’ pretenzioso, “Neuroplasticity”, soprattutto a valle dell’ascolto dei suoi brani.
Si sviluppa così, più che nell’esordio, un soul-folk a tinte dark decisamente più a-melodico e con uno strisciante senso di autismo, pregno di arrangiamenti ossessivi (“A Formal Invitation”, “Absisto”) e suggestioni in embrione (“Let Loose The Dogs”).
Visioni irrealizzate che si traducono in un disco altrettanto incompiuto: non basta ricordarci come suonano i National (“Bodies At Bay”), lo sapevamo già; o spacciare per vezzi artistici cose che Nick Cave faceva già trent’anni fa (“A Broken Memory”).
Il disco, in qualche modo, comunque si tiene insieme, grazie all’ottima forma, e alla comunque espressiva voce di Al Spx, che esce nelle parti più “umane” e meno affettate dal punto di vista artistico (tutte e due compresenti in “Exit Plan”).
“Neuroplasticity” non conferma però le promesse di scrittura in senso stretto manifestate in “I Predict A Graceful Expulsion”, relegando questo secondo disco, in fin dei conti, a un puro esercizio interpretativo e di suggestione.
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24/09/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.