Arriva dal nulla e lentamente impone la sua maestosa carica spirituale: è la musica di “Ritual”, primo brano di “Tone Poetry”, disco numero sei dei newyorkesi Black Swan, ancora alle prese con una ambient-drone carica di mistero e sfumature spaziali.
Tra Stars Of The Lid, Careteker e le mareggiate post-rock dei Godspeed You! Black Emperor, il disco (presentato sulla loro pagina Bandcamp come una raccolta di “drones for bleeding hearts”) costituisce un vero e proprio poema sinfonico degli spazi cosmici, conteso tra lente ascensioni perlustrative (come quelle di “Ritual” ed “Eden”), cinematiche oscillazioni orchestrali (“Prophecy” e “Serenity” – ma in quest’ultima gli archi sono completamente trasfigurati in una magnetica radiazione di fondo) e solenni liturgie (“Psalm”, “Elegy”).
Tra i momenti più interessanti, da ricordare anche lo sciame siderale di “Rapture”, la cui tensione oppressiva è rotta dall’andirivieni rassicurante di fasce sintetiche che evocano melodie da arcane profondità, poi manifestate in tutta la loro radiosa trascendenza nei solchi di “Departed”.
A completare il tessuto sonoro di un disco piuttosto interessante, concorrono field-recordings riprocessati, corali angelici che giungono da lande misteriose e violini che vacillano nel vuoto.
Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.
30/01/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.