“Weaver” è il loro secondo full-length, segue infatti “Reveries”, l’ottimo Lp d’esordio del 2011, uno split con i canadesi Spectre uscito nel 2010 e un paio di Ep autoprodotti; già da queste incisioni emerge il ritratto di una band le cui sonorità fondano su di un compromesso tra urgenza e spleen, avvicinandola a gruppi come gli spagnoli Belgrado, con cui hanno peraltro condiviso il palco in passato.
In questo nuovo lavoro la musica 's Arctic Flowers assume i contorni di un post-punk dalle tinte piuttosto fosche (“Ex Oblivione”, “Byzantine”) ma con derive dark-wave, anche melodiche (“Dirges Dwell”); la sezione ritmica è comunque decisamente quadrata e non mancano momenti in cui emerge il “tiro” delle prime composizioni: su tutte la trascinante “Anamnesis” e quella “Impasse” che chiude l’album con il proverbiale botto.
Vale la pena di recuperare anche l’esordio del 2011, un disco più diretto, che ci presenta un altro lato dell’Arctic Flowers-sound: ove “Reveries” era la colonna sonora di un’alba guerriera, “Weaver” assume dunque toni più crepuscolari, ma non fallisce nell’intento di comunicare l’energia e l’impeto del giovane gruppo statunitense.
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08/09/2014
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Pagani, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.