La Mama Bird parla, e si torna indietro, come per magia, di quaranta, cinquant’anni. Il suo araldo è, questa volta, l’indo-americano Vikesh Kapoor, che dedica il suo disco d’esordio a Howard Zinn, rivoluzionario accademico sessantottino. Sono pochi, nel cantautorato contemporaneo, a parlare con la propria musica con voce forte e sicura, senza abbozzare, senza rinchiudersi.
Certamente ancora più Dylan-iano (quasi tutto per chitarra e armonica, se si esclude qualche concessione più forbita ad archi e pianoforte) dell’esordio di Barna Howard, dell’anno scorso, “The Ballad Of Willy Robbins” risuona di indignazione e di ardore giovanile, ma anche di delicate e poetiche immagini di vita e d’amore (“Blue Eyed Baby”, “I Never Knew What I Saw In You”, l’appassionato racconto americano di “Ode To My Hometown”).
È il disco insomma di uno spirito libero e intransigente, nel quale si percepisce, forte e sicura, l’aura affascinante e distante dell’artista – subito l’impressione si presenta nella narrazione pauperistica (detto senza accezione negativa) della title track.
Immagini di un passato mitico di “uomini da marciapiede”, amori liberi e distruttivi e guerre lontane e vicinissime si affollano in “The Ballad Of Willy Robbins”, creando un immaginario vivido ed emozionante, al di là dell’appartenenza di questo a un passato che non esiste più, o a un presente che non riconosciamo.
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18/10/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.