Giocare a Radiohead & C. è un’attività che hanno provato in molti; pochi, invero, sono riusciti a terminare almeno il primo stadio di mitosi tecnica di Yorke e soci: i Suuns fanno parte di questa categoria. “Images Du Futur” rappresenta una camminata sicura in una terra nuova: muoversi senza incertezze e con precisione negli interstizi di un sperimentazione scivolosa è impresa difficile, anche per addetti ai lavori più longevi ed esperti.
Quando “2020” attacca, le pagine sono contornate delle auree chitarristiche modello XX e la voce morbida di Shemie, accompagnata dall’intera band, insegna che non è così difficile condividere la parentela artistica con i coetanei Django Django e il padre David Crosby: in “Minor Work” e “Mirror Mirror”, cominciano i capitoli psichedelici dell’opera, ipnotici nelle tastiere e nel basso, morbidi nelle vocalità e che in taluni momenti destano l’orecchio con passaggi di Placebo prima maniera. Intorpiditi, fluttuiamo in “Edie’s Dream”, introdotta da un basso gocciolante e da note liquide di chitarra, poco prima della volta: con “Sunspot” e “Holocene City” le strade sembrano essere meno fosche e il loro blues, rivisitato in chiave electro-pop, ci permette di fantasticare liberamente con la mente, dal momento che sono le chitarre, il basso e le tastiere a gestire la guida.
“Images Du Futur”, la title track, è quella visione d’orizzonte a fine corsa, la difficile distinzione tra cielo e terra, in cui i tappeti di tastiera modello Eluvium confondono, permettendo però di immaginare il “Futuro”.
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13/03/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Stefano Macchi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.