In concomitanza con il ritorno di fiamma per le allucinazioni psy-trance, goa e altri psicoattivi diversamente raffinati, ecco il ritorno del marchio Shpongle, probabilmente tra i nomi più interessanti e originali partoriti dai giorni d’oro di questa scuola.
Come buona parte dei loro colleghi più prossimi, Simon Posford e Raja Ram mirano a comporre suite elettroniche ad altissimo tasso psichedelico, con il fine esplicito di mandare l’ascoltatore in una colorata e felicissima trance. A fare del loro nome un’autorità del genere, anche e soprattutto il sodalizio con elementi world carpiti dagli angoli più disparati del globo – dai sitar ai digeridoo alle chitarre flamenco – e vocali, selezionando quegli stili dal potenziale narcotico, oppure, a detta dei due, di “espandere la coscienza e la conoscenza”. “Museum Of Consciousness” è il quinto, atteso, capitolo di questa saga, incentrato tematicamente sul processo di “liquefazione”, fisica o (più verosimilmente) percettiva.
Il trip della coppia però riesce a questo giro con qualche acciacco e un procedimento che ha del macchinoso. Se l’imprevedibilità e il rinnovamento non sono requisiti che si applicano da questi lidi è pur vero che i due Shpongle erano riusciti negli anni a tenere la loro ricetta vivace e frizzante, destando un curioso interesse nella commistione di sintetico e acustico “etnico”, pur rifacendosi a soluzioni e trucchi già risaputi.
In “Museum Of Consciousness” però il gioco mostra la corda, i trip scorrono col pilota automatico, dal calderone world-trance, non un’idea che sprizzi fuori impressionando o imprimendosi nella “coscienza”, con “Brain In A Fishtank” (umore latin e incedere techno) e “Jiggling Molecules” (etno-ambient su pulsazioni dub) come unici motivi appena più trascinanti.
Duro e faticoso, per l’allucinogeno Shpongle, vincere l’assuefazione generalizzata, missione ancora più improbabile se le dosi somministrate si risolvono in esercizi di stile e ordinaria amministrazione di questo tipo, anche in quegli aspetti “fusion” in cui la griffe eccelleva.
Per i vergini della trance etno-sintetica, il consiglio è invece di pescare dall’ottimo repertorio passato, il visionario “Nothing Lasts But Nothing Is Lost” e soprattutto l’indimenticato esordio “Are You Shpongled?”.
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27/08/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Roberto Rizzo, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.