Nuova progenie di batteri coloratissimi dall’ex-Yellow Swans. Una coltura densa di ritmi stratificati gli uni sugli altri, in un complesso rumoristico inesorabile, demolitore di menti e di corpi. Si crea di pulsione in pulsione uno sferragliare compiaciuto da un rave industriale, scenario techno a metà strada tra l’isolazionismo più ortodosso e la cacofonia più anarchica e ribelle.
Seguendo le sue ultime produzioni su Type (“Man With Potential”) e Blackest Ever Black (“Confessions Series: Positive/Elsie”) Swanson costruisce un “machine noise” che si divincola in maniere illogiche e contorte. La title track debutta in una danza drogata, uno sbattere la testa contro un muro di ruggine e circuiti malandati che si confonde quasi subito con i ritmi sotterranei e cortocircuitati della successiva “C.O.P”, qui inizia un delirium tremens noise che taglia e scombina scenari di matrice dance, electro, techno dentro una magma granulare di suoni in perenne conflitto fra loro. La percezione del ritmo è stuprata e de frammentata in un caos intelligente.
Seguendo questa visione, la finale “Life Ends at 30” è una piccola gemma di oltranzismo maniacale nella cura del suono: una forma aliena in perenne mutamento, in bilico continuo nei tredici minuti di terrorismo sintetico.
Un Ep che per densità assomiglia più a un album vero e proprio, che cerca di attaccarsi profondamente a un presente da cui trae gli influssi del ritorno techno-industriale quanto una visione noise mai doma e stanca di sé. Sicuramente interessante e capace di disturbare in maniera psicoattiva, è comunque lungi dall’essere “punk” nella sua essenza più rivoluzionaria.
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11/05/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.