Entrambe le suite si mostrano come le due facce di un “maelstrom” cacofonico che si allontana circospetto dalla definizione di power electronics o death industrial grazie alla sua fluidità interna, che muove il tempo dentro un continuo flusso di vita e morte. Gli strumenti di Miller e Manfield camminano in un terreno franoso che viene inghiottito e frammentato dalla mente di Merzbow che trasforma ogni singola molecola di realtà in uno spasmo orgasmico di vita insettoidale: microscopica, fredda, predatrice, in disfacimento.
Nata come puro esempio di sperimentazione sonica, confinante con un’improvvisazione organizzata, “No Closure” è sicuramente un’opera difficile da interpretare e da analizzare, che deve essere affrontata con una concentrazione e attenzione particolare.
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08/11/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.