A ben dieci anni dall’ultima uscita, Mick Turner pubbica un nuovo disco solista, essendo certamente più conosciuto come chitarrista dei Dirty Three. “Don’t Tell The Driver” piacerà senz’altro, col suo tono sempre Melville-iano di grandi imprese oceanografiche/esistenziali, ai fan della band, ma anche a chi cerca toni più chamber-folk, da cantastorie un po’ bevuto seduto vicino al fuoco – particolare affascinante del disco è proprio questo tono Tolkien-iano.
Un senso di celata grandeur e di placida malinconia, che ricorda un po’ l’ultimo Bill Callahan, permea infatti questo lavoro, segnato da ritmi claudicanti, pellegrini e da una frequente presenza vocale, soprattutto femminile. La fratturazione ritmica porta a volte alla comparsa delle solenni meditazioni elettriche già conosciute (“Here’s A Way”), generalmente alleviate da accompagnamenti di fiati o fisarmonica (si vedano anche “The Last Song” e “Long Way Home”).
I lati più interessanti del disco rimangono però quelli legati all’arrangiamento e all’esecuzione (riconoscibilissima), più che alla scrittura, variamente legata agli stereotipi di genere (la progressione chiassosa e volitiva della title track, l’ambigua elegia di “Gone Dreaming”).
Prodotto cosiddetto “per fan”.
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01/12/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.