Con musicisti provenienti da realtà più o meno note come Heliocentrics, Acoustic Ladyland, Zun Zun Egui o Transglobal Underground, i londinesi Melt Yourself Down stanno facendo parlare di sé grazie ad una potentissima formula sonora piantata nel bel mezzo di una scazzottata tra p-funk, world-music e afro-beat, con lisergiche staffilate di elettronica a completare un quadro fresco e convincente.
Il biglietto da visita, esagitato e marziale, sbilenco e lisergico come un trip di ritorno nella terra dei nostri antenati, è “Fix My Life!”, tra sax svirgolanti, poliritmi imbizzarriti e un’aria di festa senza fine che “Release”, di lì a poco, contribuisce a rinnovare con schizzi di Fela Kuti a go-go. Un disco che, tra le righe, sembra ripetere che, sì, in principio c’era il ritmo e Dio è stato di sicuro il primo ballerino. Sprazzi mediorientali tra epiche Contortions che spumeggiano echi dionisiaci (“Tuna”), ballabili solari & poppy (“We Are Enough”), danze del sole e bandismi sfrenati (“Kingdom Of Kush”), galoppi sincopati scuoticulo che s’incupiscono senza, comunque, dilapidare la ricchezza dell’abbandono fisico (“Mouth To Mouth”): ed è praticamente impossibile stare fermi un minuto, anche quando le cose si fanno più riflessive come in “Free Walk”.
E voi, cosa aspettate a lanciarvi nella mischia?
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02/07/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.