JELLO BIAFRA AND THE GUANTANAMO... - White People And The Damage Done

2013 (Alternative tentacles)
hardcore, post-core

Che lo si ami o lo si odi, alla fine poco importa, a Jello Biafra almeno una dote (su tutte) bisogna riconoscergliela. Anzi due: coerenza politico-ideologica e longevità musicale. Personaggio controverso e sopra le righe come pochi, è tuttavia uno dei pochissimi eroi del punk americano a essere riuscito nell’impresa di sviluppare fino alle estreme conseguenze la filosofia anarcoide e antagonista insita nei presupposti culturali di questo genere senza soccombere al nichilismo esistenziale o abiurare il tutto per passare dall’altro lato dello specchio e diventare una rock-star nel senso più edonistico e novecentesco del termine. Un po’ un Beppe Grillo all’ennesima potenza che, sebbene tentato più volte dall’avventura politica su scala locale (nel 1979 si candidò provocatoriamente a sindaco di San Francisco, ottenendo più di seimila voti) e nazionale (nel 2000 arrivò secondo alle primarie per il Green Party poi vinte da Ralph Nader), non ha mai smesso di fare ciò che sapeva fare meglio e cioè suonare e lottare per la propria causa “rivoluzionaria” e musicale.

Di recente, dopo quasi un decennio prevalentemente dedicato ai dischi e agli spettacoli in spoken word, è tornato a far vibrare la sua voce acuminata e tagliente, proprio come ce la ricordavamo, alla testa di un nuovo progetto – il nome è già tutto un programma – Jello Biafra And The Guantanamo School Of Medicine. Grazie a un’inesauribile verve satirica e al ritrovato entusiasmo, con “White People And The Damage Done” siamo già al terzo album in quattro anni.

Niente di nuovo sotto il sole, intendiamoci, piuttosto la ripresa di un hardcore/post-core anni 80/90 con cambi di ritmo, ripartenze brucianti e feroci raddoppi di chitarra e un interpretazione a metà fra il cabaret schizoide e l’agit-prop aggiornato ai tempi di “occupy Wall Street”.

Per quanto originalità e scrittura siano limitate all’interno degli angusti confini del tema e del genere, bisogna riconoscere che l’energia non manca e l’esecuzione è, a suo modo, impeccabile. Biafra è accompagnato da una band di quattro elementi (fra cui spicca l’ottimo bassista Eric Weiss già con la Rollins Band) di buon livello tecnico e ben affiatati nell’assecondare le vertiginose tirate vocali del leader e costruirvi attorno una canzone più o meno articolata.

“White People And The Damage Done” assomiglia, a tratti, a un grottesco e colorato musical punk, una specie di “Rocky Horror Picture Show” dove si celebra, dissacrandola, l’orgia del potere e della corruzione, anziché quella della liberazione sessuale. L’album si snoda sull’asse dei tre brani più elastici e compositi: la sarabanda sincopata e in levare di “The Brown Lipstick Parade”, la title track che sembra una versione più muscolare e “patinata” dei Dead Kennedys e la lunga e frenetica “Shock-U-Py”. Ad essi si aggiungono l’hardcore stilizzato e caricaturale di “Road Rage” e “Mid-East Peace Process”, l’anthemica “John Dillinger”, classico elogio del criminale anarco-individualista contro i grandi criminali corporativi della storia contemporanea, il cow-punk dinoccolato di “Burgers Of Wrath” (divertente quasi quanto il titolo) e il rock impostato e anni 70, quasi proto-punk ,di “Crapture”.

Non esattamente un lavoro memorabile, ma gli appassionati di Biafra, folletto sulfureo e immarcescibile, vi troveranno comunque pane per i loro denti.

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19/05/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Simone Coacci, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. The Brown Lipstick Parade
  2. 2. John Dillinger
  3. 3. Werewolves Of Wall Street
  4. 4. Road Rage
  5. 5. Mid-East Peace Process
  6. 6. Hollywood Goof Disease
  7. 7. White People And The Damage Done
  8. 8. Crapture
  9. 9. Burgers Of Wrath
  10. 10. Shock-U-Py

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