COMANECHI - You Owe Me Nothing But Love

2013 (Tigertrap records)
lo-fi, post-punk

A volte ritornano, verrebbe da dire. Se la partenza è stata con il folk riproposto in qualunque salsa, ora il movimento discografico indipendente muove verso un ritorno prepotente del punk, dalle versioni più soft (When Nalda Became Punk) a quelle più pesantemente hardcore (Metz), talvolta con ripassate sulle piste da skate (Fidlar), in altre circostanze con emicranie provocate dal freddo gelido del nord (Iceage).

In verità, il duo Akiko Matsuura (voce, batteria) e Simon Petrovitch (chitarre), i Comanechi per l’appunto, s’inserisce nel filone già nel 2009 con l’album d’esordio “Crime Of Love” (collaborazione di Hannah Blilie dei Gossip) e cavalca la nuova ondata con l’uscita del secondo “You Owe Me Nothing But Love”: un campo minato nel quale occorre prestare molta attenzione ai passi da compiere.

A differenza dello sguaiare infantile e disturbante del lavoro numero uno, i Comanechi si ripresentano a quattro anni di distanza con la frontman Matsuura in piena crisi mistica, posseduta da entità paranormali e dimenante nella sua camicetta di forza. Le chitarre abrasive in “Patsy” creano bolle purulente che scoppiano al contatto con le ingiurie che fuoriescono dalla bocca acida e perfida della londinese di Dalston, in otto minuti di agonia pura. Il malessere è presente per tutta la durata e, soprattutto, al termine dell’ascolto del disco, quando si ha la necessità di chiudere lo schermo e/o abbassare il volume e/o parlare con qualcuno, dopo la successione delle schegge impazzite di “Mad”, la calma apparente di “Death Treath” e la conclusiva morte cerebrale (“Epilogue”).

I Comanechi, paragonabili al lato oscuro degli Yeah Yeah Yeahs, non risparmiano frustate alternate di chitarra e batteria (“Major Move”) sulla schiena pulita dei nostri giorni, macchiandola di sangue misto tra “Bleach” e “Surfer Rosa” e mostrando un debole nei confronti del grunge prima maniera (Alice In Chains) in “Dream of Dream” e in “Out of Mind”. La voce Akiko Matsuura respira affannosamente, incarnando identità multiple chiamate Victoria Legrand (Beach House), Karen O (Yeah Yeah Yeahs) e Kazu Makino (Blonde Redhead), a volte tenendo linee di condotta ben definite per ogni singola personalità – la Legrand in “Into The Air” – in altre mescolando psicolabilmente il tutto (“Love Is The Cure”).

Spruzzi d’acqua non troppo torbida e gradite discese a piena velocità sulle note di “24Hr Boyfriend” e “Die For”, in cui i Comanechi mostrano di tollerare, a modo loro, la cacofonia d’intonazione e l’alternare di quiet & loud per sempre debitore ai Pixies, incastrando frammenti di surf-punk metà anni 90.

Un disco eclettico e politically incorrect, questo dei Comanechi, e allo stesso tempo uno schiaffo in faccia, forte, ripetuto ad ibidem e ad ibidem.

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16/03/2013

This article is an English translation of the original Italian text by Stefano Macchi, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Prologue
  2. 2. Love Is the Cure
  3. 3. 24Hr Boyfriend
  4. 4. Dream of Dream
  5. 5. Die For
  6. 6. Patsy
  7. 7. Into the Air
  8. 8. Major Move
  9. 9. Out of Mind
  10. 10. Mad
  11. 11. Death Threat
  12. 12. Epilogue