Il seguito di “Automelodi” è un disco notturno e piovigginoso, disegnato dalle righe di pioggia sui vetri appannati di vecchi fabbricati. Per quanto la opener “La Cigale” possa indurci in una sommessa allegria synth-pop, il cuore grigio dell’album mostra le sue vene chiaroscurali in continui e ipnotici giri. Siamo tra le pareti sgretolate dei Grauzone come dei Trisomie 21.
In alcuni, brevi, punti-chiave compaiono digressioni più strumentali e atmosferiche, efficienti nel rinchiuderci dentro un orizzonte synth-carpenteriano (“Aléas, Dernières Chances”, “À La Date Verticale”) dai toni iridescenti. Sono passaggi, questi, che aiutano a comporre una visione unica del disco, donandogli quel senso di smarrimento e di isolazionismo che fa da contraltare emotivo all’eleganza del francese usato da Xavier.
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03/11/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.