Dopo il precedente album, il progetto di Stefano Gentile e Gianluca Favaron continua nel suo percorso minimale di armonie concrete e ambientali.
Se “The Vanishing Point” è stato un pregevole disegno dalle tinte inquiete e religiose, un acquerello mistico disturbato da riverberi e field recording granulose, questa nuova opera si prospetta come un approfondimento del microcosmo dell’abbandono, del silenzio irreale.
L’assenza domina l’intero disco. L’assenza di presenze umane, di energie vitali, è rimpiazzata da strutture astratte e da movimenti impercettibili. Siamo al livello delle antenne percettive degli insetti, dentro una linearità fotografica monocromatica, interrotta da brevi rumorismi accennanti alla vita. È uno stato indifferente all’attesa o all’isolamento – piuttosto, una spirituale coscienza della quiete.
Le composizioni si dispongono a formare architetture e mappature di periferie deserte e sospese, abitate solo da tenui e a volte distorte creature sonore: concrezioni di rumori reali e fisici che sottolineano un vento spaziale e non una sinistra decadenza emotiva.
Al contrario di “The Vanishing Point“, in cui si notava un’evidente inflessione dronica, dalle tinte oscure, “The Other Room” ha un animo più nitido e vitreo.
Un percorso di analisi ambientale dall’emotività addensata, che racchiude in sé un mondo organico, nascosto e cristallizzato nella sua totalità.
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26/06/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Guerrini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.