Traiettorie divergenti, ma in qualche modo comunicanti, per Bon Iver e il suo batterista, già da un po’ dedicato a una solo career che deve ancora regalargli vere soddisfazioni. Tenta ora in questo Ep di smarcarsi dal suo mentore, la cui collaborazione gli costa evidentemente un importante debito artistico (magari biunivoco, ma non conta purtroppo), che non scompare certo neanche in questo “Hoyas”.
Per quanto mascherato da questa patina elettronica (con effetti vocali piuttosto vicini all’ultimo Vernon), il tentativo di fusione, di commistione materiale e spirituale della propria espressione con l’universo naturale è del tutto presente anche nei rituali di questo disco, in cui Carey si traveste a sua volta da sacerdote cosmico, in cantilene informi dissolte in pattern sintetici d’antiquariato.
Un tentativo estemporaneo per marcare la propria indipendenza artistica, che finisce per sottolineare invece l’identità tra i due collaboratori.
Two Angles
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07/05/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.