L’artista elettronico Joseph Raglani, già partecipe del progetto Bryter Layter, dopo una serie di uscite brevi e Cd-r (“Inner Piece”, “Man Myth Magic”, “Web of Light”), e un disco compiuto (“Of Sirens Born”) con cui sperimenta le possibilità del sintetizzatore nel nuovo millennio, dà vita e sembianze alle sue estetiche di trasformazione aerea di suono e armonia d’avanguardia in “Real Colors of the Physical World”.
Nelle due suite elettroniche, “Fog of Interruption” e “The Terrain of Antiquity” Raglani allontana sempre più repentinamente anche i meno riconoscibili segni rock, attraverso un gorgogliare sempre più frenetico, a metà tra i radiowork di John Cage e i poemi dissonanti di Morton Subotnick, per sfociare apertamente in una festa Terry Riley-iana di fuochi d’artificio galattici in eruzione. Dopo una sorta di balletto astratto espressionista di pura improvvisazione alla Edgard Varese, riprende la festa minimalista – più caotica e deforme di prima -, quindi un nuovo contrappunto supersonico conduce all’estremo opposto, un corale dissonante e cibertronico estremamente rallentato.
“The Terrain Of Antiquity” passa con disinvoltura dal caos elettronico alla “Psychè Rock” di Pierre Henry a una versione diabolica di “Little Red Riding Hood Hit the Road” di Robert Wyatt, quindi a una versione lirica dei “robots” del Kraftwerk (il caos ribollente accompagna sempre, in qualsiasi momento e in qualsiasi atmosfera, anche in momenti di paradisiaca ipnosi), per chiudersi con una soundscape a metà via tra videogame con ritmo palleggiante e liturgia ecclesiastica.
Quattro parti per ciascuna (“Tongue”, “Men for Wire”, “Brutality of the Eye”, “March”; “Ferry Across Marginalia”, “Hollis Albion”, “Mild Power Descending”, “Fireflies of Arcadia”), queste lunghe dissertazioni dell’assoluto compongono una visione cromatica, asettica e indulgente allo stesso tempo, una riflessione cupamente entusiastica, uno smarrimento acustico che, insieme, penetra e svuota. Completato da un 7” con due brani brevi (“The Exploded View”, “Trampoline Dream”, pure appendici), chiama a raccolta tutti i modi di sfumatura tra improvvisazione vitalistica e pianificazione, da Bach a Klaus Schulze. Produzione e manifattura finale a cura del producer berlinese Rashad Becker.
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18/02/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Michele Saran, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.