Indelebile, il ricordo di Jack Rose continua a far sentire la sua eco anche su questo nuovo parto dei Pelt. Si prenda l’iniziale “Of Jack’s Darbari”: sin dal titolo, il riferimento al vecchio compagno di viaggio è più che chiaro, ma è la cupezza dell’insieme, dilatato e trascendente qualsiasi volontà strutturante, a richiamarne simbolicamente la prematura morte, avvenuta all’età di 38 anni per un infarto.
“Effigy” è uno dei dischi più introversi dell’ensemble americano. Sulle tracce del minimalismo raga di Tony Conrad, l’opera intreccia ricami di violino, percussioni estatiche e disseminazioni droniche in un piccolo compendio di sciamanesimo raga-psichedelico (“Wings Of Dirt”, gli oltre ventidue minuti di “Ashes Of A Photograph”), ma non manca di adagiarsi nelle torbide introspezioni di “Spikes And Ties” (che sperimenta l’evocazione di fantasmi in un vuoto siderale) e “Last Toast Before Capsizing”, in cui la loro idea di free improvisation manifesta vestigia AACM.
In “From The Lakebed”, un riecheggiare insistito di campane contribuisce alla definitiva discesa dell’ascoltatore in una dimensione parallela, la stessa da cui, da quasi vent’anni, Mike Gangloff e soci continuano a diffondere le loro ipnotiche vibrazioni.
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06/12/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.