Con il precedente album, il dinamitardo “Pyramid of the Sun”, gli americani Maserati hanno dato una svolta alla loro decennale carriera, mescolando il caratteristico suono post-rock americano con gli aromi dello space-rock in stile Ozric Tentacles: chitarre elettriche in odor di progressive; sintetizzatori vagamente Tangerine Dream; e, soprattutto, batteria possente sempre in primo piano.
Il nuovo album, “VII”, segue nella stessa direzione. Tre brani segnano inequivocabilemnte le coordinate della musica dei nuovi Maserati: l’iniziale “San Angeles”, una sorta di anthem pop-rock che ricorda vagamente i successi radiofonici degli ultimi Dire Straits; la lunga cavalcata sognante “Abracadabracab”, vero manifesto lisergico che supera abbondantemente i dieci minuri di durata; e la conclusiva “San Tropea”, sorta di omaggio alla pietra miliare “Erpland”, dove la ruvidezza del post-rock a stelle e strisce si tinge di colori arcobaleno per inseguire le traiettorie del più fantasioso space-rock.
Il tratto stilistico predominante di “VII” è la scelta di utilizzare nella maggior parte dei brani in scaletta una batteria elettronica. Almeno per ora, a Chris McNeal, Coley Dennis, Matt Cherry e Mike Albanese sembra l’unica alternativa possibile all’incolmabile perdita del loro formidabile batterista Jerry Fuchs, deceduto proprio durante le registrazioni del precedente disco. A ben vedere lo scarto tra i loro ultimi due album è tutto qui.
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21/02/2013
This article is an English translation of the original Italian text by Roberto Mandolini, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.