M. WARD - A Wasteland Companion

2012 (Merge / bella union)
folk-pop, songwriter

Serve una compagnia per affrontare il deserto: è una certezza semplice e decisiva, di quelle che piacciono a M. Ward. E nella terra desolata del nostro presente, per lui c’è una compagnia irrinunciabile: “Basta guardarsi intorno per trovarsi in situazioni dove sembra che non ci sia nulla che cresce”, spiega. “La musica è il tuo unico compagno fedele, quello che non ti molla mai neanche nei momenti più difficili. Tutte le mie canzoni parlano di questo”.

“A Wasteland Companion” si presenta più che mai come un diario di viaggio, un taccuino sgualcito in cui ritrovare le tracce di tutte le divagazioni del percorso artistico di M. Ward: lo sguardo del mentore Howe Gelb e il sorriso degli amici Monsters Of Folk, le frastagliature acustiche e gli scintillii pop. E ovviamente la voce di Zooey Deschanel, la “lei” che negli ultimi anni gli ha permesso di conquistare i riflettori sotto l’egida She & Him. Ma nel nuovo album è il songwriting di Ward a tornare al centro della scena: non tanto con l’ambizione di aggiungere qualcosa di nuovo, come aveva provato a fare il precedente “Hold Time“, ma piuttosto con il desiderio di ricongiungersi al passato, di riaffermare il proprio volto.

È la varietà delle sfaccettature, allora, a prevalere sull’unità della trama, dando vita a una sorta di summa della musica di M. Ward. Non a caso, si tratta di un disco vagabondo, registrato in ben otto studi diversi, da Portland a Bristol, passando per Los Angeles e New York. “Mi sono sempre piaciuti gli album livein cui non sai esattamente dove ogni brano sia stato registrato”, racconta Ward. “Ma non amo molto il suono delle registrazioni dal vivo per la mia musica. Così ho cercato di creare un ibrido in cui ci fosse il suono di un sacco di ambienti diversi, ma anche la possibilità di realizzare le cose come vuoi che suonino in studio”.

La chiave di “A Wasteland Companion” va cercata nell’equilibrio dell’insieme: “Penso che sia il disco con il migliore bilanciamento tra luce e ombra che abbia mai realizzato”. Così, sul versante più solare, il pianoforte del singolo “Primitive Girl” srotola subito il suo boogie contagioso. A fargli da contraltare, l’ossatura antica di “Me And My Shadow” si sporca di elettricità, mentre “Watch The Show” teletrasporta i Giant Sand nella polverosa Memphis dei tempi di Sam Phillips. Soprattutto, però, il fingerpicking di Ward si riscopre protagonista, tratteggiando acquerelli dai toni delicati in brani come “The First Time I Ran Away”, accompagnata da un video che riecheggia le atmosfere fiabesche di “Chinese Translation“.

Ancora una volta, Ward rende un appassionato omaggio ai suoi modelli, a partire dalla dedica ai Big Star dell’iniziale “Clean Slate (For Alex & El Goodo)”. In “I Get Ideas” restituisce una briosa energia al vecchio tango reso celebre da Louis Armstrong, per poi andare a pescare nell’inesauribile canzoniere di Daniel Johnston, come già aveva fatto con “To Go Home” in “Post-War“: con l’aiuto di Zooey Deschanel, Ward confeziona alla sua “Sweetheart” un perfetto abito da sera per il ballo di fine anno, tra cori, battimani e ammennicoli da jukebox.

At the same time, the American songwriter draws on all the influences accumulated over years of outstanding collaborations: "Working with Zooey Deschanel inspired me to dig a little deeper into the work of certain girl groups from the Fifties and Sixties and into Phil Spector's production style. Working with Jim James of My Morning Jacket, on the other hand, inspired me to listen more closely to so-called soul or R&B music, people like Marvin Gaye or Curtis Mayfield."

Sono canzoni intessute di sogni, quelle di “A Wasteland Companion”. Come in “There’s A Key”, quando Ward prende spunto dal suo incubo ricorrente di essere travolto da una mareggiata nell’oceano per guardare in faccia le sue paure: “I’m conquering the ocean one wave at the time”, sussurra con il suo timbro di seta su un arpeggio rubato a Paul Simon. “Jump inside this tidal wave with me”. Quello che conta è insieme a chi si affronta l’oceano. O, come in “The First Time I Ran Away”, insieme a chi si sfida l’orizzonte: “The last time I run away, well I hope it’s with you/ Will you let me show you where to run?”.

Even when the depression seems as deep as the gorges of the Grand Canyon, even when all mystery seems to have vanished, the sun can still filter through the fog, oxygen can fill the lungs again, salvation can arrive caressing the waters of the Rio Grande: the ending of "Pure Joy" sounds like an ode to hope, humble and sure as the truest things are. "Pure joy just to see you again." Even the desert can start to bloom again.

OndaRock Logo

Ride the wave of great music

Add OndaRock to your favorite sources on Google Discover. Don't miss our reviews, milestones and latest news straight in your feed.

05/04/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Gabriele Benzing, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Clean Slate (For Alex & El Goodo)
  2. 2. Primitive Girl
  3. 3. Me And My Shadow
  4. 4. Sweetheart
  5. 5. I Get Ideas
  6. 6. The First Time I Ran Away
  7. 7. A Wasteland Companion
  8. 8. Watch The Show
  9. 9. There's A Key
  10. 10. Crawl After You
  11. 11. Wild Goose
  12. 12. Pure Joy