"Pieno di uno slow-core sussurrante dove le foglie sembrano cadere perennemente dagli alberi, le auto hanno sempre una gomma a terra e avere un passaggio sembra impossibile": con questa ironica (?) presentazione i LUIK, neonato gruppo olandese ancora edito presso la Snowstar, fanno il loro ingresso sulla scena dello slow-core più scheletrico e rarefatto, con motivi di spleen granitico in cui l'ironia non sembra effettivamente abbondare. Ricordano essi stessi, già, Low e Sparklehorse – e in questo risparmiano la fatica – ma poi i pezzi appaiono francamente un po' spenti, in un genere che dovrebbe reggersi, in teoria, su una tensione inespressa, su un'ansia, un'agone incessante di umanità.
Invece la musica di "Owls" è compatta, prevedibile, con questo continuo risuonare d'organo e i pizzichii di chitarra che riverberano in sottofondo. Il tentativo è nobile, ma il risultato è decisamente da rivedere.
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09/01/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.