Dopo la sbornia sintetico-naif di “Far Side Virtual”, addirittura salutato da qualcuno come il disco più importante del 2011 (mala tempora currunt…), James Ferraro celebra, per dirla con le sue parole, le ossessioni e le oscurità della sua vita, sulla scorta di una electro-wonky-house scintillante e modernista che lascia ancora una volta perplessi.
Mondi paralleli e stroboscopici, chimismi lirici che stratificano sensazioni plasticose, indolenze che si nascondono dietro apparenze dub, rimpalli schizoidi, galleggiamenti e campionamenti sfuggenti: “Sushi” è abitato dal germe della post-modernità, dalle ovvie ipnagogie e dal riflusso del riflusso, per cui tutto è ormai simultanemente presente dinanzi alle nostre orecchie, senza senso…
Un gioco di specchi infinito per partito preso, spernacchiante (“Flamboyant”), ottuso-minimalista (“Baby Mitsubishi”), schizzato, ridondante ed evocativo (“Lovesick”, “E 7”), magnetico ed esotico tra le righe (“Jet Skis & Sushi”, “So N2U”).
Un gioco che appiattisce l’immaginazione su stantie sofisticazioni.
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19/11/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.