Jesse Smith si trovava nella sua città, Atlanta, e stava aiutando due sconosciuti a cambiare una gomma alla loro auto quando venne aggredito, derubato e picchiato con la gamba di un tavolo. Questo è il preludio a questo significativo secondo disco dell’Elvis Costello – quello di “This Year’s Model” – della Georgia, “Leaving Atlanta”.
Lo stimolo creativo, a leggere certi titoli delle canzoni (“We Got To Get Out Of Here” e “What Did I Do” su tutte), viene forse dalla sensazione di caos imminente che si manifesta tuttora nella provincia, ancorché metropolitana, degli Stati Uniti: imprese che chiudono, gente sfrattata di casa, finisce anche che ti menano con una gamba del tavolo per qualche dollaro.
La risposta di Jesse, come sempre gentiluomo, è quella di scrivere un disco che sa dell’euforia silenziosa di una partenza anticipata (e figurata, s’intende), quando la città dorme e l’estate è alle porte.
Forse mettendoci ancora più energia – superando di slancio il carrozzone Segall e compagni – che nel precedente esordio omonimo: prendete ad esempio l’ubriacatura collettiva di “Frostbite”, il garage-country ad alta cilindrata di “Word Gets Around” e “I’m Only Lonely” e il rock’n’roll anni 50 di “Rooting For The Underdog”.
Con un sound tirato, compattissimo, una pillola di sole e sabbia, “Leaving Atlanta” è pronto a lasciarsi alle spalle fantasmi e rimpianti e l’inquietante darwinismo della crisi. E chi non vorrebbe unirsi alla sua carovana?
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17/07/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.