FAY HALLAM & THE BONGOLIAN - Lost In Sound

2012 (Blow up records)
hammond pop-soul

“Lost In Sound” non è solo un titolo, ma un vero manifesto per Fay Hallam, protagonista di un’avventura sonora ultraventennale ricca di soul e beat con band come i Prime Movers e i Making Time, e ora partner di The Bongolian (Big Boss Man = Nasser Bouzida). Realizzato per la Blow Up Records, l’album offre piacevoli sonorità di hammond, una voce ricca di swing e beat e un sound amabilmente retrò che affonda le radici negli Who e nei Blood Sweat & Tears senza pudore per poi corromperlo con tracce di bossa-nova, jazz e funky-soul che fanno pensare a un incrocio tra i Working Week e Brian Auger.

Perfetto per una colonna sonora di un film di James Bond, “Lost In Sound” è uno di quei dischi che rischia di essere accantonato per mancanza di un autentico appeal: non è che manchi buon gusto e verve – la voce di Fay Hallam è sempre brillante, il repertorio è variegato e brioso, il suono vintage si sposa con classe ai moderni groove sonori – ma il tutto resta come sospeso e non del tutto definito. Episodi come “Gathering” hanno la forza necessaria per stimolare il riascolto, grazie a un riff accattivante che giunge proprio quando sembra che la malinconia stia prendendo il sopravvento; un cliché che risulta vincente anche in “Lights Are Coming Down”, in cui la voce di Fay aggiunge mistero e sensualità all’ottimo innesto di ritmo e melodia che si sviluppa con profumi acid-jazz ed effusioni psych-rock. “Dancing” completa il trittico delle intuizioni migliori con una travolgente sequenza di accordi di tastiere e una prestazione vocale grintosa.

Purtroppo non tutti i brani sono all’altezza – le tentazioni bossanova di “Shallow Moon” sono talmente insignificanti da risultare fastidiose, la title track ha un suono familiare che non trova la giusta via della fascinazione e non si comprende perché Fay Hallam si lasci tentare dal riff di “Rikki Don’t Lose That Number” degli Steely Dan in “I Can’t Cry” per estrarne l’esibizione vocale meno convincente.

L’impressione prevalente è che la brava vocalist sia stata coinvolta con troppa fretta nel progetto da Nasser Bouzida, facendosi schiacciare dalla personalità del musicista: l’hammond è invasivo e le sue soluzioni armoniche sono ripetitive, al punto tale che la conclusiva “I Don’t Need To Know You Love Me” annoia, annullando le comunque buone vibrazioni che aleggiano in altri momenti del lavoro.

Carino, a tratti gradevole, “Lost In Sound” è come una carezza portata dal vento, una tenerezza impercettibile che non lascia traccia, è come una fiamma che non riscalda, un calore che si dissolve al primo respiro.

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16/07/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Gianfranco Marmoro, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Freefall
  2. 2. Dancing
  3. 3. Lights Are Coming Down
  4. 4. Get Off The Bus
  5. 5. I Can't Cry
  6. 6. Gathering
  7. 7. Alive
  8. 8. Shallow Moon
  9. 9. Lost In Sound
  10. 10. I Don't Need To Know You Love Me

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