Gli Eternal Zio (complimenti per il nome) sono un quartetto milanese formato da Rella the Woodcutter, Maurizio Abate, Rabaus e il “misterioso” Valla, un reduce, quest’ultimo, della prima stagione grunge. Ma è meglio sgombrare immediatamente il campo da fraintendimenti, il suono qui immortalato con camicie di flanella e dinamiche forte-piano-forte non ha nulla a che spartire. Siamo, piuttosto, in territori mistico-psichedelici, quegli stessi frequentati da formazioni come Third Ear Band, My Cat is An Alien e Sunburned Hand Of The Man.
Questo che, se non erro, dovrebbe essere il loro secondo lavoro sulla lunga distanza, contiene sei lunghe composizioni ai profumi d’incenso – davvero, sembra di sprofondare nella ritualità Dream House di La Monte Young, per quanto estatico e ipnotico si rivela il suono. A dire, il senso di estraniazione dal mondo è totale. Ed è incredibile constatare ancora una volta come un ambito di suoni (apparentemente) così datato, possa risorgere costantemente a nuova vita, soprattutto se e quando il talento degli interpreti viaggia di pari passo con una cultura musicale di livello (questi di musica ne hanno sentita parecchia).
Bravissimi, a conferma di come l’underground italiano – e non mi riferisco a parte del nefasto italo-indie – stia attraversando un periodo d’oro.
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20/12/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Antonio Ciarletta, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.