“Away Pt. II”, il primo numero di “Old Time Primitives”, presenta dei Big Blood particolarmente eterei, svolazzanti dentro una bolla di vetro che è insieme psichedelica e dreamy. In questa dimensione intima, capace di trasportare la loro musica lungo percorsi decisamente visionari, ritroveremo anche la diafana e oscura invocazione di “Leviathan Song Pt. I” e la suggestiva litania di “Shadows For The Land”, che rimanda ai momenti più mistici di “Big Blood & The Wicked Hex“.
Lontani dai loro percorsi acustici, Caleb e Colleen (qui aiutati dal batterista Shon Mahoney) continuano a sperimentare con le sonorità elettriche e le strutture dilatate, incrociando il desiderio del nuovo con la passione per il fondo arcaico della musica folk. Processo che, naturalmente, non può fare a meno di una certa dose di weirdismi assortiti, come sa bene chi segue da un po’ il duo di Portland.
Girano in circolo danzando su rituali ipnotici e accattivanti (il brano eponimo) o sostenendo l’incanto infinito del raga (“Sirens Knell”), ovattano sensazioni e visioni mentre incedono sornioni al seguito di processioni oniriche (“Out Of Turn”), mandano nastri in reverse per costruire fanfare sballatissime (“Mark The Spot Spot”) o giocano a fare gli Amon Düül II (“Away Pt. I”): comunque vada, i Nostri si mantengono su livelli apprezzabili, anche perché non hanno paura di prendersi dei rischi (si ascolti il minimalismo electro-folk di “Awake Too Long”).
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20/06/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.