ANDREW BIRD - Break It Yourself

2012 (Mom + pop / bella union)
songwriter, whistling folk

Se il cuore fosse un oceano, quanta acqua occorrerebbe per riempirlo? Sarebbe come scoprire che c’è un buco sul fondale: sempre incolmabile, sempre incompiuto. “A hole in the ocean floor”, come dice Andrew Bird. Cuori immensi come oceani, cuori vulnerabili come bambini: sono questi i protagonisti di “Break It Yourself”. Perché non c’è cuore più vero di quello capace di spezzarsi. Un po’ come la musica: a volte è proprio quando ha l’apparenza più fragile che si insinua più nel profondo.

Niente impalcature elaborate, niente derive barocche. Stavolta a Andrew Bird basta stare aggrappato alle corde del proprio violino e lasciare andare tutto il resto. Libero di essere se stesso, senza bisogno di corollari da aggiungere. Per regalare uno dei tasselli più preziosi della sua discografia.

Dopo mesi febbrili sul palco, Bird ha voluto portare con sé la confidenza e l’estemporaneità dei suoi concerti. Ed è tornato nel suo granaio con un registratore a otto tracce e una formazione ridotta all’osso: la batteria di Martin Dosh, la chitarra e le tastiere di Jeremy Ylvisaker, il basso di Mike Lewis. “È cominciato tutto come una gloriosa sessione di prova”, spiega. “L’opposto della produzione: quattro musicisti che suonano in una stanza insieme. Ci sono troppi dischi che suonano come una serie di decisioni e non come una performance“.

Così, le nuove canzoni del songwriter americano vanno in cerca dello spazio in cui distendersi, percorse da uno spirito di improvvisazione che rimanda all’essenzialità di “Weather Systems”. Sin dalle prime note di “Desperation Breeds…” la melodia levita impalpabile, si rifrange, insegue l’orizzonte, si attorciglia intorno a un ritmo. Non c’è l’immediato scintillio di “Noble Beast“, ma una fascinazione più sottile, che si rivela a poco a poco lungo i percorsi sinuosi del violino.

Dall’esperienza in tour arriva direttamente una coppia di brani già anticipata nell’ultimo volume della collezione di live autoprodotti di Bird, “Fingerlings 4”: “Sifters” assume il tono di una ninnananna appassionata, mentre “Danse Caribe” prende spunto dall’originaria versione strumentale per imbarcarsi sul bastimento di Paul Simon nel suo viaggio intorno al globo, lungo la rotta di “The Rhythm Of The Saints”.

The single "Eyeoneye" flaunts a blossoming of Sixties flavours, but what really stings are the album's more vulnerable moments, like the anxious unfolding of "Lazy Projector." "Lusitania" brings in the soft voice of Annie Clark (aka St. Vincent), guest of honour in a duet with Bird's absent-minded whistling. The bow caresses dances scented with Ireland, fingers pluck the strings to sketch out their contours. And while "Give It Away" spins tongue-twisters with its usual lightness, the stride of "Near Death Experience Experience" slips contagiously among the classics of Bird's repertoire.

Lo sguardo di “Break It Yourself” sembra farsi più personale che in passato. Ma anche quando parla d’amore, Bird lo fa sempre a modo suo. Calandosi nei panni di un bambino che va a trovare una vecchia signora all’ospizio, per sorprendere quella corrispondenza capace di unire misteriosamente due destini: “What if you were 75 and I were 9?/ Would I still visit you, bring you cookies in an old folks’ home?”.

Gli scenari naturalistici di “Noble Beast” riecheggiano in “Desperation Breeds…”, dove la visione di un’immaginaria estinzione delle api (proprio come quella raccontata da Douglas Coupland in “Generation A”) suona come una metafora del nostro tempo. Alla fine, la musica diventa un tutt’uno con il respiro della natura, accompagnando il frinire dei grilli sotto il cielo notturno. “The sound is a wave like a wave on the ocean”, canta Bird. “The moon plays the ocean like a violin”. L’oceano e il violino, ecco tutto. Non occorre altro che fermarsi e restare ad ascoltare.

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24/02/2012

This article is an English translation of the original Italian text by Gabriele Benzing, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. Desperation Breeds...
  2. 2. Polynation
  3. 3. Danse Caribe
  4. 4. Give It Away
  5. 5. Eyeoneye
  6. 6. Lazy Projector
  7. 7. Near Death Experience Experience
  8. 8. Behind The Barn
  9. 9. Lusitania
  10. 10. Orpheo Looks Back
  11. 11. Sifters
  12. 12. Fatal Shore
  13. 13. Hole In The Ocean Floor
  14. 14. Belles

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