Come un’ipnosi, ma fluorescente, magnetica. “Non sono io/ a cantare/ non sto sul tempo/ non dico niente/ e lo dico male”: “Autodenuncia” denuncia, per l’appunto, il perpetrarsi della “dissociazione” dei St. Ride, un duo “lontano”, distaccato dall’ovvio e dalla banalità, chiuso nel suo ermetismo “eloquente”.
L’elettronica domina da cima a fondo, adesso: un’elettronica mutante, magmatica ma anche ossessiva e ballabile, mentre Gusmerini declama freddo e distaccato, ma con bave di rabbia che, qua e là, si manifestano come isterie fulminee, slogan-allegorie (“Allo sbaraglio”), convulsioni-vortici (“Turbamento”), stanze degli specchi con poster dei Kraftwerk in bella mostra e liquefazioni di noia (“Mi Annoio”), ballabili androidi (“Mi Piaci”) e istantanee ispide (“Equivoci”). Si balla anche la techno con “Gnoseologia” e “(I Can’t Get) Soddifazione”.
Certo, non siamo sui livelli delle due precedenti opere, ma con un disco del genere si può almeno fare finta che “Tutto va bene”.
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22/12/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.