PARADISE MOTEL - Ishy Van

2011 (Left over life to kill)
art-pop-rock

“Ishy Van”: per metà pare il nome di una divinità minore

del pantheon induista, per l’altra

pare di veder sfrecciare per le strade di Melbourne un furgoncino impazzito di

un take-away etnico. Esotismo e

contemporaneità si frullano torbidamente nella musica dei Paradise Motel,

gruppo tornato alla “ribalta”, se così si può chiamare, dopo la reunion del 2008. Uscita “nuova”, ma non

così nuova è la effettiva registrazione del disco, avvenuta in quello stesso

anno in cui i Nostri si erano ritrovati, per rituffarsi tra le ombre

dell’Australia.

Due le domande che ci si pone

nell’assistere a questa pubblicazione ufficiale: in primo luogo cosa impedì

loro di presentare questo lavoro ormai tre anni fa? E, poi: cosa li ha spinti a

riprovarci ora?

La risposta alla prima domanda è purtroppo molto facile, dato che, in

corrispondenza del termine delle registrazioni, morì il loro batterista, Damien

Hill. Ora, in una sorta di tributo postumo, la band vuole forse dedicare a lui

non solo il disco, ma anche la rinnovata enfasi del progetto Paradise Motel,

rilanciata dalla ritrovata vena creativa di Charles Bickford, autore di musica

e testi, e dal riuscitissimo concept “Australian

Ghost Story“, che li ha visti riportare alla luce una potente vicenda della

storia recente del proprio Paese.

Qualcosa pare arrugginito, però, nelle canzoni di “Ishy Van” – che, sveliamo,

non è che l’acronimo di “I Still Hear Your Voice At Night”. È naturale che la

band abbia perso l’intensità avviluppante di “Left Over Life To Kill” o che

non tenti più di ghermire il pubblico con le rapaci hit di “Flight Paths”: il

problem that palpably emerges from this record is figuring out what's left. Problems

of identities that are reflected, then, in a transitional album, which reveals

uno stile più “maturo”, ma anche privo di spigoli, di punte emotive di spicco.

Perhaps their album closest to the restrained pop of Tindersticks, with that

full-bodied bass, always front and centre, the sparse guitar inlays, the

secco rimarcare della batteria e remote folate di violino.

Eppure, più che un gioco di false porte non pare, “Ishy Van”, e dagli

abissi di tenebra degli inizi pare di specchiarsi in una pozzanghera,

sguazzando nel manierismo di tracce come “Bear Never Left Home” e

“The Moonlight And The Scrub”. Canzoni gradevoli (il singolo “The Promise” su tutte), misurate, curate se

vogliamo, ma che non mostrano mai un guizzo che sappia sporgersi ad afferrare

qualcosa che non sia un’emozione fugace, una breve smorfia del volto.

Prevedibili, insomma, il più delle volte.

A fine fresco in two dimensions, in which, however, Paradise Motel break in the

new engine of their more stripped-down sound, throwing in a few

experiments, like the male counter-vocal to Sussex's voice, which at times

seems to flatten out, as in “The Exiles”.

Sure, an off-the-cuff release, perhaps born of the excitement of being together

again, playing music, crossing Australia from end to end,

meeting smiling, friendly faces, the ones who still remember them.

Ma conforta sapere che, dopo “Ishy Van”, hanno composto “Australian

Ghost Story”…

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20/01/2011

This article is an English translation of the original Italian text by Lorenzo Righetto, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.

Read the original in Italian · About the English edition

Tracklist

  1. 1. The Promise
  2. 2. The Legend Of Sailor
  3. 3. Joseph's Head
  4. 4. Bear Never Left Her Home
  5. 5. The Moonlight And The Scrub
  6. 6. Dead Leaves
  7. 7. Memory of Leonski
  8. 8. The Exiles
  9. 9. A New Hat For Mr Black
  10. 10. ISHY VAN