“Tim Burton alle prese con “Fratello, dove sei?”“: così i Maria In The Shower descrivono il loro personale connubio tra gotico americano e tradizione folk. Vengono dalla regione di Vancouver e hanno già alle spalle un album d’esordio, “Come Never”, a base di un folk-cabaret teatrale ed esuberante: “apparteniamo al nostro tempo per il desiderio di esplorazione che ci anima”, affermano, “ma abbiamo sete di esperienze autentiche e di tradizione”.
“The Hidden Sayings Of Maria In The Shower” prende le mosse dai fiati di “She Rises”, con un incedere da funerale balcanico che si trasforma ben presto in una festa nuziale officiata dai Beirut. La fisarmonica di Jack Garton guida la galoppata di “Don’t Build A Wall ‘Round The Graveyard”, mentre “Mojo Hand” mescola concitazione rockabilly e torbido blues. Ci pensa però il tango waitsian di “Tomorrow’s Song” a trascinare nella danza, con lo sbocciare di un nostalgico assolo di tromba. Il resto del disco scorre in maniera più discontinua, tra gli accenti antichi di “Old Joseph Brady” e il kazoo di “The Bee Song”. Ma il carrozzone zingaresco dei Maria In The Shower è già pronto per la prossima tappa.
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05/07/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Gabriele Benzing, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.