Mamaleek è l'ennesimo tentativo di allargare i confini del black-metal. Un tentativo che ha già prodotto un paio di lavori (l'omonimo e "Fever Dream", entrambi del 2008, dove la contaminazione si spingeva anche in direzione del jazz e della world-music) e che con questo "Kurdaitcha" continua, pur con limiti ancora evidenti in fase di scrittura, ad allargare la tavolozza delle soluzioni, sempre alzando con orgoglio il vessillo della bassa fedeltà.
Otto brani in cui fanno capolino ipotesi più melodiche ("The Hypocrite & The Concubine"), soluzioni prossime al trip-hop (!) ("My Body Rock Long Fever"), mix di musica concreta e industrial ("Sinner Won't Die No More"), strani ibridi sci-fi/hard rock ("You Can Bury Me In The East") e dark-ambient/electro ("What A Trying Time"). Apprezzabile, insomma, il desiderio di guardare oltre gli steccati del genere, anche se, almeno per il momento, soltanto con l'omonimo lavoro (che conteneva, tra le altre cose, una lunghissima e affascinante "Shout On, Children") i due fratelli hanno raccolto qualche frutto intrigante dall'albero della loro ispirazione.
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20/11/2011
This article is an English translation of the original Italian text by Francesco Nunziata, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.