Cos'è rimasto del passato? Poco o nulla. Sono rimasti i rimbalzi electro e il synth alla Guy Manuel. È rimasta l'aureola da chierichetti smaniosi del french-touch più sbarazzino. Stop. Il resto è fuga totale. Fuga dalla pista e fuga dalle mode. La croce è stata portata via, lontano dalle luci della città e del consumismo indipendente. Ora giace tra i campi. I Justice ingranano la retromarcia alla seconda curva e tornano a casa. Ci tornano per raccattare i dischi dei Jethro Tull e il prog folletto formato Yes.
È proprio così. Non è saltata la pagina e non siete finiti per scherzo su qualche altro link. In "Audio, Video, Disco" c'è tutto l'amore di questo mondo per l'immaginario prog (!) dei primi anni Settanta. Xavier e Gaspard frullano tastiere progressive e variazioni in scia dancefloor come cuochi ubriachi, sguazzando dal già sentito al patetico con l'incoscienza di un ragazzino che gioca con il proprio laptop a deteriorare i dischi di papà.
Insomma, "Audio, Video, Disco" è uno scempio di cui onestamente non sentivamo il bisogno. Teniamoci quindi con una mano ben stretti alla corda dello scarico e con l'altra accanto alla serratura della finestra. Nel nostro bel pancino c'è qualcosa di grosso che freme peggio di un bambino al parco giochi.
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19/01/2012
This article is an English translation of the original Italian text by Giuliano Delli Paoli, published on OndaRock.it. It was translated with the help of artificial intelligence, under the editorial responsibility of OndaRock's editor-in-chief, Claudio Fabretti.